Come sentirsi a casa in Valtellina

Tutto nasce da un pour parler negli ultimi giorni dell’anno tra Giulio, la moglie Mariateresa e la sottoscritta a seguito di una proposta per far conoscere ai ragazzi e i loro catechisti abitanti a Talamona, paese natale di Giulio, il mondo della disabilità, del non vedere e delle tante attività sportive che accompagnano la vita di Giulio.

Dopo non poca titubanza da parte mia a partecipare, avendo io un cane guida, non conoscendo il posto, non volendo essere di troppo disturbo alla famiglia di Giulio che gentilmente si offre di ospitare me ed il cane, decido di partecipare.

Sabato 16 febbraio: si parte!!!

Se si dice Valtellina, non si può fare a meno di apprezzare le varie prelibatezze del luogo quindi prima tappa Agriturismo.

Arrivati dalla signora Pia, mamma di Giulio, il tempo di appoggiare le borse e pronti via all’oratorio. I ragazzi circa 65, con i loro catechisti ci aspettavano contenti di vedere un film a tema “Rosso come il cielo”. Terminata la visione iniziano le danze, iniziano con le loro riflessioni sul tema disabilità, con le curiosità, le tante domande e l’interazione per ognuno con la scrittura Braille.

Al termine due tranci di pizza tutti assieme e al termine tutti a casa.

La domenica appuntamento a messa dei ragazzi dove io e Mariateresa affrontavamo emozionate e un po intimorite le letture scritte in Braille.
In chiesa dietro di noi i ragazzi e qualche genitore si meravigliavano di come stessero brave le nostre cagnoline Lisa e Linda considerando ridendo che si dimostravano più mansuete dei loro ragazzi a volte troppo scalmanati.

Dopo la messa la parola a Giulio che come un libro aperto raccontava delle sue esperienze di vita, dall’adolescenza con l’atletica, alle varie esperienze sportive paraolimpiche come maratoneta e come ciclista di tandem, al trasferimento a Bergamo e al matrimonio con Mariateresa, alla sua attuale passione del nuoto con la piscina e le attraversate dei laghi, ai tornei di torball.

Non solo sport nel suo raccontare, tanti aneddoti di vita privata con gioie e dolori che la vita gli ha riservato e la disabilità, il vedere poco e il contesto che ruota intorno al non vedere.

Ogni tanto io o Mariateresa si interveniva su qualche domanda specifica, ma il protagonista era lui e il suo pubblico.

Dopo pranzo tutti si mettono in gioco, ragazzi, catechisti e persino don Angelo che bendati e con il bastoncino in mano si cimentavano tra ostacoli messi apposta a creare un percorso.

Nel nostro piccolo si è cercato di far riflettere i ragazzi sul tema del non vedere. Questi due giorni accompagnati dal bel tempo sono trascorsi troppo velocemente. La famiglia di Giulio con la sua ottima accoglienza mi ha fatto sentire come a casa.
Sembrava ci conoscessimo da sempre. Li ringrazio per avermi invitata e coinvolta in questa avventura.

Marianna

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